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GABRIELE CORTI CAREMMA

Page history last edited by giordano golinelli 9 years, 7 months ago

Intervista a Gabriele Corti

Cascina Caremma

 

TEMI:

 

ASCOLTA

 

Trascrizione 

LF: Ciao,come ti chiami?

Gabriele Corti: Mi chiamo Gabriele Corti.

LF: Quanti anni hai?

GC: 51

LF: Cosa fai nella vita?

GC: Nella vita faccio l’agricoltore, l’ imprenditore agricolo.

LF: Puoi dirci dove ci troviamo?

GC: Ci troviamo in un’azienda agricola nella valle del Ticino, a sud di Abbiategrasso e proprio vicinissimo a Morimondo che è un borgo fondato dai monaci cistercensi già dal 1200.

LF: Cosa producete nella vostra azienda?

GC: La nostra azienda è un’azienda molto diversificata che produce fondamentalmente cereali, però da qualche anno ha sviluppato anche un allevamento di bovini da carne e di suini da carne, ha implementato delle coltivazioni specializzate, tipo frutti di bosco, la coltura di lavanda per gli olii aromatici, gli ortaggi e anche un piccolo vigneto ad uso proprio, interno, ma comunque significativo.

LF: Quanti siete?

GC: A lavorare in tutta l’azienda, che è un’azienda sia agricola sia agrituristica, in questo momento sono occupate a tempo pieno una dozzina di persone.

LF: Avete lavoratori stagionali?

GC: E poi abbiamo dei lavoratori stagionali che vengono per le varie raccolte. In questo momento ci sono impegnati 4 o 5 ragazzi che lavorano nella raccolta dei frutti di bosco, ieri hanno fatto la raccolta della lavanda che durerà ancora tutta questa settimana. Sì capitano anche degli stagionali.

LF: Rispetto a ciò che producete, chi sono i vostri clienti?

GC: I nostri clienti si dividono in due parti, ci sono clienti che acquistano prodotti agricoli che derivano proprio dalla nostra azienda agricola, tipo riso, farina di polenta, farina di frumento, farina di segale, marmellata di frutti di bosco, salumi; e poi ci sono degli altri tipi di utenti che sono i nostri clienti del ristoro agrituristico che consumano dei pasti con almeno, minimo, il 60% dei prodotti nostri, e per il restante 20% sono prodotti da altre aziende agricole locali, quindi sono prodotti locali. In certi periodi dell’anno arriviamo anche all’ 80% di autosufficienza alimentare che è un traguardo eccezionale, quando poi il regolamento regionale chiede che il 35% dei prodotti siano aziendali, quindi noi siamo ben oltre quello che ci chiede la legge.

LF: Rispetto ai prodotti che vendete, il prezzo rimane accessibile, è piuttosto “divulgativo”, oppure rimane un mercato di nicchia?

GC: Allora, rispetto ai prezzi, diciamo che noi abbiamo adottato una politica molto attenta, perchè abbiamo capito fin da subito che sul prodotto agricolo biologico c’era una sorta di speculazione. A noi non interessava fare un prodotto agricolo di nicchia, quindi riservato solo agli abbienti, ci interessava e ci interessa molto di più che il prodotto biologico diventi un prodotto anche di massa, perchè solo così il mondo del biologico incide veramente sulla qualità della vita, sulla qualità dell’ambiente in cui viviamo; se rimane una cosa solo di alta gastronomia e riservata a pochi, rimarrà sempre una piccola produzione, cosa che a me non interessa. Il biologico ha un senso se cambia veramente il territorio e la qualità della vita del territorio, quindi campi non inquinati, prodotti sani, ambiente sano, aria pulita, acqua pulita, e tutte queste cose qui che sono conseguenze di un’attività biologica, di un’agricoltura biologica. Quindi cosa vuol dire in termini pratici: i nostri prodotti, i cereali soprattutto hanno un incremento del prezzo che si aggira intorno al 20-25% massimo rispetto a un prodotto tradizionale, convenzionale, e questo è dovuto alla perdita di produzione che abbiamo in campo, a volte è anche il 50% perchè dobbiamo essere molto obiettivi, certe produzioni col biologico non si raggiungeranno mai, è inutile che diciamo che si può fare riso biologico producendo come si produce con il convenzionale, non può, non esiste questa cosa, tanto più per una produzione come il mais, il mais che è una pianta tipicamente vorace di azoto, non potremo mai dare la quantità di azoto che danno i chimici o gli agricoltori convenzionali, perchè il nostro azoto è organico e a basso contenuto. Quindi è impossibile raggiungere delle produzioni così elevate, però, nonostante questo, riusciamo a mantenere dei prezzi accessibili con una qualità elevata.

Per quanto riguarda le carni, diventa un po’ più complicato mantenere i prezzi così accessibili, sono sempre accessibili, ma non lo sono così, perchè l’allevamento della carne, comunque, è costoso per un lavoratore biologico perchè prevede l’utilizzo di spazi, grossi spazi e voi pensate che siamo in Lombardia, in provincia di Milano, qui il terreno è il più caro d’Italia di pianura e cereali, chiaro che se si parla di terreni a vigneti e di vini come il barolo, allora è un altro discorso. Ma i terreni di pianura coltivati a cereali sono forse tra i più cari d’Europa, quindi permettersi di fare del pascolo è un costo forte per un’azienda, perchè vuol dire non utilizzare un terreno che costa tanto e che lo sacrifichi per dare un pascolo adeguato agli animali, cosa che è giusta, non lo metto in dubbio, ma che per noi ha un significato diverso che per un allevatore del nord Europa. Un allevatore del nord Europa che non può fare un altro tipo di agricoltura, perchè non può fare la maiscoltura, non può fare la …?coltura, può fare prato, può fare poche cose, è chiaro che a loro fare del buon pascolo costa molto meno, e in più in genere le aziende sono molto più ampie, c’è meno pressione economica su queste aziende, il costo del terreno è molto più basso, infinitamente più basso.

LF: Cosa significa in concreto fare carne biologica?

GC: Fare carne biologica nel concreto significa rispettare alcuni canoni che sono diversificati in questo elenco che ti faccio velocemente: innanzi tutto spazi adeguati per la salute degli animali, quindi vuol dire che per ogni capo tu devi dare tot metri quadri di prato, di recinto coperto e scoperto, vuol dire per esempio che per i capi bovini tu li devi garantire 12 mesi di pascolo, vuol dire che come alimentazione, l’alimentazione deve essere fatta quasi esclusivamente con alimenti biologici, vuol dire che per la profilassi delle malattie più comuni non si usano i metodi tradizionali o al limite sono molto limitati gli usi di antibiotici a malattie particolari, e per una volta all’anno, quindi una tantum, e con dei tempi di carenza, di sospensione molto più lunghi di quelli della zootecnìa convenzionale; vuol dire che tutto il ciclo deve essere bio, cioè dal lattonzolo, per esempio il suino, a tutto il processo deve essere di origine biologica, la scrofa, la scrofa vuol dire la madre, deve essere allevata con metodi biologici e deve aver mangiato ed essere stata curata con metodi biologici; quindi tutto il ciclo è biologico, rigorosamente biologico. E questa è una cosa che è molto onerosa, ma possiamo dirvi dopo ormai 10 anni che facciamo questo tipo di allevamento, che le conseguenze positive sono forti, sono evidenti, sono reali, nel senso che l’ animale che vive in certe condizioni è più sano, non ha bisogno di certe cose,, ha una produttività pari se non superiore a quella di un animale allevato con metodi non biologici, cosa che uno dice: uno fa il pascolo, consuma quello che mangia, invece che mettere su muscolo o carne o peso, perde; in realtà non è vera questa cosa, anzi, muovendosi aumenta la massa muscolare, magari con dei tempi più lunghi, indubbiamente, ma comunque questo lo fa in tempi accettabili.

LF: Quindi la qualità del prodotto è poi superiore?

GC: La qualità del prodotto è sicuramente superiore e la salubrità è impagabile, perchè è un animale che non ha nessun tipo di residuo che può influire, dagli ormoni che vengono usati, residui di antibiotici o medicinali non esistono, non ci sono. Poi la qualità organolettica è nettamente superiore anche quella, cioè la proporzione tra grasso e carne è più equilibrata; insomma l’animale sano è quello lì, non ci sono storie, quindi è l’animale migliore dal punto di vista poi della resa anche nel piatto, perde meno acqua, è più consistente la carne, ha più peso; quando si parlava di bistecche che quando nella padella diventano minime, queste cose non succedono sulla carne biologica, sicuramente, perchè è un animale che non è stato pompato con ormoni, per cui non ha accumulato acqua, non ha niente di tutto questo processo che è al limite della frode, che però viene usato tranquillamente negli allevamenti normali.

LF: Qual è la “giornata tipo” di una mucca nella vostra azienda?

GC: Allora, la giornata è molto ripetitiva e molto semplice, se vogliamo è più complessa la vita di una mucca biologica, nel senso che ha delle fasi, come dicevo prima; i primi 12 mesi in genere, i primi 12-16 mesi, c’è questo periodo del pascolo che è fondamentale e lì è come se la mucca sia veramente “viziata”, “straviziata”, nel senso che fa la vita più ideale per un animale di quel tipo lì; l’ultima fase, che è poi quella che supportiamo noi in azienda e che si chiama finissaggio, ha il suo movimento giornaliero nei recinti coperti e scoperti, ha i suoi 2 pasti giornalieri, ogni tanto si fa una mezza giornata in un recinto più grosso dove può sgranchirsi le gambe, muoversi e fare attività ginnica, diciamo così, per il resto è una vita molto tranquilla, ad alimentarsi in compagnia delle sorelle e dei fratelli..

LF: Tornando all’agricoltura, mi puoi raccontare la storia di questo posto?

GC: Allora, la storia di quest’azienda, la storia che riguarda questi ultimi 20 anni dell’azienda, cioè dal momento in cui l’ho rilevata, iniziano dall’osservazione di questa azienda, di come si presentava dal punto di vista agronomico con diverse problematiche, oltre che strutturali, per cui aveva bisogno di una ristrutturazione dell’impianto idraulico per l’irrigazione dei campi, ma anche problematiche tipicamente agronomiche quali l’infestazione del …? Che è un infestante tipico del mais, dal momento che questa azienda aveva fatto prima di me una monocoltura a mais per 30 anni, quindi le problematiche tipiche della monocoltura, quindi l’abbassamento della sostanza organica nel terreno, l’infertilità generale del terreno, l’incidenza fortissima degli infestanti tipici del mais; tutte queste cose mi hanno portato a fare subito delle considerazioni, dal momento che io ero appena laureato in agronomia, in agraria, quindi avevo tutta una serie di know how che mi hanno portato a decidere di fare un intervento per migliorare la fertilità del terreno, quindi apportare subito una rotazione agricola e introdurre la coltura del riso che qua è storica, nel senso che già nel 1506 ci sono notizie che parlano di coltivazione delle risaie in questa zona. Pensate che le prime coltivazioni in Lombardia sono state fatte nel 1485-87 a Vigevano che da qui dista 1km e mezzo, vuol dire che subito dopo lì la coltura del riso è arrivata anche qua, siamo tra i primi posti in Lombardia dove è stato coltivato il riso. Ho reintrodotto la risocoltura perchè notoriamente la … quella che debella in modo fisico e non chimico le piante infestanti del mais.

Dopo di che, il passo da lì a passare al biologico non è stato così lungo, nel senso che c’era, stiamo parlando dei primi anni ’90, c’era tutto un movimento economico e di pensiero che si stava sviluppando intorno al biologico, per cui è stata anche una scelta economica quella di passare a una rotazione quadriennale che prevedesse altre colture oltre al frumento, mais, riso, orzo, leguminose come il pisello proteico eccetera eccetera, che hanno portato poi allo sviluppo di questa azienda in maniera più completa e più produttiva, con anche l’implementazione dell’allevamento che è una delle cose che viene richiesta nell’agricoltura biologica, perchè senza sostanza organica prodotta dal letame, queste cose dell’agricoltura biologica non funzionano.

Il risultato è stato come diretta conseguenza, è stato avere a disposizione una serie di prodotti molto diversificati: prodotti alimentari molto diversificati vuol dire avere in casa riso, avere in casa polenta, carne, salumi.

Questo è stato poi un grande vantaggio per quando abbiamo deciso di fare agriturismo, con ristoro agrituristico, perchè ci ha dato già una grande disponibilità di prodotti utili a fare un agriturismo serio, quindi un agriturismo che abbia una connessione con l’ azienda agricola fortissima.

LF: Cosa definisce il biologico rispetto ad altri tipi di agricoltura? Quali sono le difficoltà di operare in questo settore e quali invece le ricadute positive?

Allora parliamo delle cose negative, e poi delle cose positive.

GC: Le cose negative è che c’è sicuramente un aumento dei costi per la burocrazia, questo è indubbio, nel senso che l’agricoltura biologica essendo certificata dagli enti certificatori (noi siamo certificati cea ovviamente) è un’ agricoltura che prevede la compilazione di registri, tutta una procedura burocratica non indifferente; un altro svantaggio è che non esiste un… le istruzioni per l’uso dell’agricoltura biologica non esistono. È uno svantaggio che poi diventa un vantaggio, dopo ne parliamo nei vantaggi, però, tu devi fare, ogni realtà, ogni azienda, ogni ecosistema ha la sua agricoltura biologica, non puoi prendere i libri, i libri ci sono ma ti dicono in linea di massima che cosa si può fare, ma poi qui ci sono condizioni che sono diverse da altre, e ogni coltura, ogni terreno, ha il suo ecosistema e il suo modo di procedere. Questo diciamo è uno svantaggio perchè è chiaro che non è facile. E hai dei tempi in cui devi maturare l’esperienza, però questo è anche il suo bello, nel senso che io dico sempre che l’agricoltura biologica è l’unica agricoltura che ha ancora uno spazio creativo; questo vuol dire far funzionare il cervello, è una ginnastica divertente, è una ginnastica bella da fare, abbiamo un cervello.. Purtroppo gli agricoltori convenzionali, non per loro colpe, per questioni che vanno oltre, che sono globali, globalizzate, che sono di mercato, che sono di sistema, eccetera eccetera, non sono più abituati a usare il cervello; gli viene detto tutto, cosa seminare, come raccoglierlo, dove venderlo, è tutto collegato e tutto blindato in questa cosa qui, quindi non si può neanche colpevolizzarli più di tanto gli agricoltori convenzionali, perché purtroppo se sei dentro a questo sistema che ti blinda…

Il bello dell’agricoltura biologica, la cosa più bella dell’agricoltura biologica è che ti fa funzionare il cervello, perchè tu devi capire che cosa sta succedendo, devi mettere in atto tutta una serie di sistemi che si basano sul tuo know how, per cui quello che hai studiato ti serve veramente a qualcosa, e questo è bellissimo; e poi c’è esperienza che accumuli, c’è le idee che ti vengono; è viva, viva, è dinamica, è appassionante, entusiasmante in certi momenti, alle volte anche deludente, in certi momenti, come ho scritto in una paginetta di riflessioni che ho fatto negli ultimi anni, dopo 20 anni di esperienza ho scritto che un campo un anno ti da’ soddisfazione, un altro anno ti delude, però comunque, globalmente, sei sempre ripagato, prima dagli occhi che dalle tasche, cioè già quello che vedi, questi paesaggio agrario completamente riqualificato, completamente vitale, con tutta una serie di interconnessioni tra la vita animale e la vita vegetale, che si ricrea, che vedi che si ripristina nel tuo campo, già ti appaga molto più dei soldi che poi puoi ricavare, che servono ma che non sono tutto nella  vita, anzi ci sono delle cose molto più belle. Io quando vedo la campagna dove coltiviamo, cereali, frutti di bosco, ortaggi, vite, lavanda, qui c’è la diversificazione proprio totale, quello lì èil delirio della bellezza e della vita.

LF: Quindi dicevamo, oltre ai vantaggi apportati dalla soddisfazione, quali sono gli altri vantaggi apportati dall’agricoltura biologica?

GC: Una cosa importante, un vantaggio, il lavoro che fai è un lavoro sano, non a contatto con veleni, e questo nell’agricoltura convenzionale, passano nelle mani degli agricoltori, poverini, delle cose, che dopo 30 anni si sa che sono stati causa di tumori, di morti, eccetera eccetera, adesso ne passano altri ma non sappiamo che cosa succederà tra 20 anni, se avremo le statistiche dell’uso di certi prodotti contro ..? O i diserbanti sul riso, prima o poi lo sapremo come l’abbiamo saputo di tutti gli altri, quindi hai un vantaggio che è concreto, cioè tu non maneggi cose pericolose.

Un vantaggio, che può essere anche uno svantaggio, e qui dipende dai punti di vista, c’è chi lo vede tra gli svantaggi, tu fai un lavoro che prevede anche la parte fisica perchè la meccanica, anche tu usi i trattori, ma usare i trattori vuol dire anche un movimento fisico, perchè non credere che basta andare là, schiacci un bottone e fa tutto, c’è bisogno di tutta una preparazione delle macchine, quindi anche un movimento fisico; poi c’è proprio del lavoro pratico sugli ortaggi, in questo momento dell’anno è quello di strappare le erbacce, anche quello lo devi fare, e lo fai solo con le mani e con le braccia; la qualità della vita ci sono molti modi di vederla, noi la vediamo in un certo modo, però mi rendo conto che anche per i miei dipendenti che arrivano da altre esperienze, non biologiche quindi, in un primo momento sono molto scettici e poi riescono anche loro a cogliere la bellezza di queste cose qua.

LF: Si può dire che migliori la qualità della vita anche del consumatore il consumare questi prodotti?

GC: Ovviamente la ricaduta sul consumatore è evidente, ma è duplice, perchè il consumatore ha un vantaggio che deve rendersene conto di questa cosa, che mentre paga il 25% in più di un prodotto, ha un vantaggio diretto su quel prodotto che vuol dire che è un prodotto sano e quindi sta mangiando qualcosa che è di un livello qualitativo diverso, e poi l’indotto dall’agricoltura biologica è che così tu finanzi, come dice Slowfood diventi co-produttore, e finanzi un’attività che fa bene all’ambiente in cui vivi tu, ma non tanto perchè siamo idealisti, ma nel concreto, ti rende la vita più salubre, perchè noi non inquiniamo le falde con i prodotti chimici, come i nitrati, il diserbante, che poi vanno nel tuo bicchiere, nel bicchiere dei milanesi va, e crea tutto una negatività potente e un danno economico a tutto il sistema mondiale; noi salvaguardiamo l’ambiente e ti diamo una bellezza, che uno dice, è impagabile una bellezza; il benessere di una persona da che cosa è dato: non è dato solamente dalla salute fisica di quello che mangi, ma anche dal benessere dato dall’incontro col bello; e sicuramente un campo biologico ti da’ questa cosa qui, sicuramente; visto che i nostri utenti sono consumatori, vengono qui, hanno questo duplice vantaggio: vedono un posto bello, stanno bene, perchè si respira questa cosa, e in più mangiano delle cose sane.

Questi sono i due vantaggi che il consumatore deve tenere presente. Non basta averne uno solo, non basta, è veramente perdere uno dei benefici principali che può dare l’agricoltura biologica.

LF: Detto con uno slogan, l’agricoltura biologica, praticata “sinceramente”, è già garanzia di qualità?

GC: L’agricoltura biologica è garanzia di una qualità globale, totale e in prospettiva può diventare un sistema di sviluppo, lentamente, io non lo metto in dubbio, ma molto importante per tutti i Paesi che hanno bisogno di sviluppo, e quindi anche di sviluppo agricolo, sviluppo sociale; l’agricoltura biologica è un’agricoltura che è quasi autosufficiente, non ha bisogno di ipertecnologie, è indipendente come direbbero i …?? legisti indipendenti del Sundance. Festival(??), e quindi svincolata dalla globalizzazione, dalle multinazionali,, da tutto quel settore della farmaceutica, del petrolifero, della chimica mondiale che è quella che vincola e blinda l’agricoltura convenzionale. E questa è rivoluzionaria, può portare davvero un cambiamento dei sistemi e degli equilibri economici. Bisogna crederci e credo che ci stanno credendo in tanti, compreso le organizzazioni mondiali tipo la FAO che sta sviluppando tutta una serie di villaggi autosufficienti che ovviamente non possono fare altro che agricoltura biologica.

LF: Cosa ne pensi dello scambio di sementi, che valore culturale ha, perché è importante?

GC: Lo scambio di sementi è una cosa bellissima, è una cosa fondamentale perchè, innanzitutto ci rende completamente autosufficienti come dicevo prima, ci svincola dai grandi produttori di sementi che sono i grandi produttori di prodotti chimici, tra le altre cose, quindi c’è tutto un legame tra queste robe qua.

Nell’agricoltura biologica il problema sementi, dal punto di vista agronomico prettamente, è fondamentale, nel senso che tu ti selezioni la tua semente che è idonea al territorio in cui tu sei e che in qualche modo, spesso, si lega alla tradizione, perchè quello che hanno fatto i nostri avi, i nostri contadini in 300-400 anni di agricoltura, è stato quello di osservare quali sono le colture che si sviluppavano meglio in una zona e anche quale tipo di colture e di sementi sono idonee e producono meglio e si ammalano meno.

Faccio un esempio che è successo qua nella mia azienda: noi abbiamo reimpiantato la vite in un terreno dove c’era nel 1700; facendo una ricerca storica abbiamo scoperto che il vitigno usato in quel periodo lì fino alla fine dell’800 era la fresa; abbiamo analizzato la fresa, se aveva tutte le caratteristiche idonee a fare agricoltura biologica e abbiamo visto che lo era; vedete che i contadini non erano stupidi, vedevano che mettere una barbera qui non sarebbe mai maturata, si sarebbe ammalata tantissimo, mentre la fresa sapevano che è un vitigno che matura prima e quindi può dare un buon prodotto, perchè porta molti zuccheri, è una con la pelle, con la buccia molto spessa, per cui anche se è attaccata dalle muffe che qui ci sono perché c’è molto ristagno idrico per cui c’è molta umidità, ci sono le nebbie anche ad agosto qui la sera, per dirvi, hanno visto che quella lì era molto ben protetta e hanno messo quella.

Quindi tener presente quello che hanno usato i nostri predecessori è importante; quindi lo scambio delle sementi è importante per questo: trovare quel che il mercato non offre più perchè il mercato delle sementi si sta spingendo verso il transgenico, per esempio, non si trova più sementi di soia non transgenica, se non tra lo scambio tra agricoltori, si sta spingendo verso una produzione molto più legata ai trattamenti che fai, cioè hai una semente che ha bisogno di tanto azoto, chiaro a loro li va bene, faccio una semente che ha bisogno di tanto azoto, durerà tanto, ma intanto tu mi compri anche l’azoto, non so se mi sono spiegato, ti lega, ti blinda, ti vincola. È come dire compro un automobile, ma sono obbligato a farla andare a benzina, e quindi devo andare dal benzinaio, non posso metterci dentro idrogeno.

LF: A scuola, soprattutto nelle scuole elementari, ma anche nelle scuole medie e alle scuole superiori si parla ogni tanto di agricoltura e sui libri, si sfogliano, si vede l’agricoltura di una volta, si vede il contadino, il campo, gli animali, i bambini disegnano la fattoria con gli alberelli… e poi si scopre che invece l’agricoltura è un’industria e basta andare a fare qualche domanda per strada e viene fuori che la gente non sa niente, non sa nulla, assolutamente nulla, ha un’idea ideale in testa, però poi noi abbiamo fatto domande semplici, come si fa il pane, quali sono le stagioni degli ortaggi e niente, il deserto totale; eppure siamo nella società dell’informazione.. Nella tua esperienza, quando è successo questo? Quando la gente di una realtà come la nostra che è metropolitana ha perso completamente questo tipo di conoscenze?

GC: Ma guarda sicuramente è frutto della rivoluzione industriale questo fenomeno, cioè l’allontanamento dalle campagne che qui da noi si è verificato anche tardi per la verità, se tu pensi che negli anni ’50 qui vivevano 50 persone, negli anni ’60 ne vivevano 5 persone, si è verificato nel dopoguerra, cioè l’industrializzazione e la meccanizzazione agricola ha portato allo spopolamento delle campagne e in questo modo la gente si è alienata dalle campagne, cioè non sa più cos’è la campagna, non sa più cos’è il prodotto agricolo, diciamo che gli ultimi sono i nostri genitori, le ultime persone che hanno comunque visto certe cose, noi siamo ancora una via di mezzo, siamo degli ibridi, abbiamo fatto in tempo a veder fare la pasta in casa, abbiamo fatto in tempo a vedere il contadino che ti portava la verdura a seconda delle stagioni diversa, che a settembre, ottobre mangiavi la zucca, il risotto con la zucca, ma purtroppo la gente, io credo che le persone nate negli anni ’70, negli anni ’80, già hanno il problema di non sapere più bene il collegamento che c’è tra l’alimento e la terra, quindi tra alimento e stagioni, la natura dell’alimento e l’agricoltura; e adesso al supermercato, adesso c’è questa tendenza allucinante per cui uno rimane completamente spaesato.

Noi questa cosa la verifichiamo nei ragazzi e nei bambini che vengono a fare attività didattica qui da noi, perchè vengono apposta per riscoprire questo legame, perchè poi le maestre, le istituzioni, stanno facendo uno sforzo di educare, di insegnare, di istruire, di far capire questo collegamento, poi però un conto è farlo vedere sui libri, un conto è farlo vedere in pratica, un conto è poi parlargliene, un conto è poi farglielo vivere, cosa che noi puntiamo poi tanto sul farglielo vivere, cosa che non c’è come andare in un campo di frumento, per capire che poi quel chicco lì diventa farina, e gli facciamo vedere con un piccolo molino come avviene la molitura del frumento e poi da quella farina lì gli facciamo vedere come si fa il pane e lo fanno loro, ci mettono le mani, e solo attraverso questo contatto fisico poi riesci a ricollegare questo anello mancante, che è quello di capire da dove arriva tutto quello di cui ci nutriamo.

LF: E invece, per tornare alla domanda di prima, la sovranità alimentare è un concetto nuovo che è stato elaborato anche insieme alla FAO e ad un’organizzazione internazionale di agricoltori che si chiama …?. Che riunisce produttori di tutto il mondo e che è l’ente della “società civile” con cui la FAO interloquisce quando deve misurare le sue politiche che di solito sono misurate solo sui governi, sui ministeri, ed è un concetto che sposta un po’ più in là l’asse rispetto alla sicurezza alimentare, tutti parlano di sicurezza alimentare; e dovendotelo sintetizzare in due parole, il diritto alla sovranità alimentare che è quello che si vuole perseguire, è il diritto di chi produce di essere sovrano delle sue produzioni, e quindi poter decidere cosa produrre, per chi produrlo e quando produrlo, e quindi vuol dire innanzitutto produrre per il proprio territorio, quindi nei paesi poveri questo significa sostenere l’agricoltura familiare e non quella industriale. Per chi consuma è il diritto ad essere sovrano dei propri consumi, e quindi di poter scegliere, ma scegliere veramente, perché in realtà oggi noi non siamo liberi di scegliere, noi possiamo scegliere tra una serie di proposte che sono state preselezionate per noi. Per te cosa significa, un po’ ce l’hai già detto, però se dovessi riassumerlo, ti senti sovrano?

GC: Assolutamente, in parte mi sembra di aver già risposto alla domanda. Sono sovrano, e sono anche privilegiato, ovviamente,. Me lo sono conquistato questo privilegio, cioè io produco quello che voglio dare ai miei ospiti. Io ho condizionato tutta l’azienda agricola al tipo di cucina che voglio fare qui, che poi abbia scelto di fare cucina tipica lombarda, come da programma dell’agriturismo, va bene, in realta’ potevo decidere di fare anche cucina tipica giapponese, la butto li’, potevo diventare allevatore di pesce e fare sushi e sashimi, potevo fare anche quello, ma non l’ho fatto; in questo senso mi sento sovrano, ripeto, ho anche un privilegio che è quello di poter decidere cosa usare nella mia cucina e quindi servire ai miei ospiti; pero’ c’è da dire questo: credo che il 90% delle persone che vengono in agriturismo si aspettano questo tipo di cucina, cioè una cucina legata alla tradizione, legata al territorio. Io dico sempre con uno slogan che far agriturismo vuol dire far risvegliare quella piccola parte di contadino che c’è in ognuno di noi, e questo per me è una verita’. Per questo è vincente l’agriturismo, perchè sicuramente in ognuno di noi c’è un gene di contadino, perchè i nostri avi sono stati contadini, sicuro, torno indietro 50, 100, 150 anni, trovi nella tua famiglia, nel tuo gene, un contadino. Basta, basta quello, perchè l’umanita’ è contadina, nasce contadina.

 

Per approfondire:

 

Sito della Cascina Caremma

 

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