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Scheda informativa 2 – Fame nel mondo

Page history last edited by giordano golinelli 10 years, 6 months ago

Secondo le più recenti stime della FAO il numero delle persone che soffrivano di fame nel 2007 era di 923 milioni, implicando un aumento di oltre 80 milioni rispetto al periodo 1990-92.

Il più repentino aumento della fame cronica negli ultimi anni si è registrato tra il 2002 e il 2005 e nel 2007. Le stime provvisorie della FAO mostrano che, nel 2007, 75 milioni di persone si sono aggiunte al totale dei denutriti del periodo 2003-2005. Ciò rende più difficile il compito di portare il numero dei denutriti a 420 milioni entro il 2015.

A livello regionale i più vasti incrementi nelle cifre dei denutriti hanno riguardato l’ Asia ed il Pacifico e l’Africa Sub-Sahariana, due regioni che insieme contano 750 milioni (89%) degli affamati nel periodo 2003-2005.

La FAO stima che l’aumento dei prezzi ha fatto sprofondare nella fame 41 milioni di persone in Asia e nel Pacifico e 24 milioni nell’Africa Sub-Sahariana. Africa ed Asia insieme rappresentano più di tre quarti dei paesi in via di sviluppo a basso reddito e con deficit alimentare nel mondo in via di sviluppo. In Africa inoltre 15 o 16 Paesi hanno un livello di denutrizione che eccede il 35%, il che li rende particolarmente vulnerabili agli aumenti dei prezzi. Nonostante il numero delle vittime inferiore, anche l’America Latina, i Caraibi, il Vicino Oriente e l’Africa settentrionale hanno subito la fame a causa dell’innalzamento del livello dei prezzi (un triste rovescio della medaglia per l’America Latina dopo un decennio caratterizzato da un deciso progresso verso gli obiettivi WFS).

Per via delle loro dimensioni Cina e India costituiscono il 42% degli affamati cronici nelle aree in via di sviluppo. L’importanza di Cina e India nello scenario globale giustifica l’analisi delle forze direttrici alla base del trend della fame. Dopo decisivi passi in avanti tra il 1990 e il 1992 e a metà degli anni Novanta, la riduzione della fame in India ha visto una stagnazione tra il 1995 ed il 1997.

Sebbene i fattori siano molteplici, gli elevati prezzi del cibo stanno conducendo milioni di persone verso l’insicurezza alimentare, peggiorando le condizioni di coloro i quali già vivono tale insicurezza, e minando la sicurezza alimentare globale in una prospettiva di lungo periodo.

Un’ampia maggioranza dei nuclei famigliari urbani e rurali nel modo in via di sviluppo sopravvivono grazie al cibo che acquistano ed il loro benessere dipende negativamente dall’aumento dei prezzi. I prezzi elevati riducono il reddito reale ed aumentano l’insicurezza alimentare e la malnutrizione fra i poveri, riducendo quantità e qualità del cibo consumato.

Al fine di contenere gli effetti dannosi dell’aumento dei prezzi i governi hanno introdotto svariate misure, fra le quali i controlli dei prezzi e le restrizioni alle esportazioni. Per quanto comprensibili nell’ottica di un immediato effetto sul benessere sociale, molte di queste azioni sono state ad hoc e probabilmente saranno inefficaci ed insostenibili. Alcune hanno provocato effetti negativi sui livelli e la stabilità dei prezzi mondiali.

Nel lungo periodo i prezzi dei generi alimentari rappresentano un’opportunità per l’agricoltura (ed anche per i piccoli agricoltori) in tutte le zone in via di sviluppo, a patto che vengano forniti i necessari beni pubblici. I guadagni dei piccoli proprietari potrebbero innescare una più estesa crescita e lo sviluppo rurale. Le famiglie contadine possono godere di immediati guadagni; altri nuclei rurali possono trarre dei benefici di lungo periodo se i più elevati prezzi si traducono in maggiori opportunità in termini di produzione e di creazione di impiego.

I governi, i finanziatori, le Nazioni Unite, le organizzazioni non governative, la società civile ed il settore privato devono immediatamente convogliare le loro energie verso un approccio strategico bilaterale per affrontare l’impatto dell’aumento dei prezzi sulla fame. Ciò dovrebbe comportare:

misure a favore del settore agricolo, e specialmente dei piccoli proprietari, in risposta ai prezzi elevati;

reti di sicurezza attentamente predisposte e programmi di protezione sociale a favore dei più insicuri  e vulnerabili. È una sfida globale e richiede una risposta globale.

L’analisi delle tendenze di lungo periodo della sottoalimentazione sottolinea la marcata prevalenza della fame cronica nei paesi che sono usciti da carestie durate svariati anni.  Le carestie possono insorgere in qualsiasi momento e parte del mondo, come conseguenza di gravi condizioni climatiche avverse, disastri naturali, shock economici, guerre o per una combinazione di tali fattori.

 

 

(fonte: The State of Food Insecurity in the World 2008, http://www.fao.org/documents)

 

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